L'Altissimo
la montagna di Michelangelo
![]() |
L'altissimo (m. 1589), è forse la montagna che colpisce maggiormente l'attenzione di chi osserva la catena apuana dalle spiagge di Viareggio. Infatti, data la vicinanza alla costa, il suo ripido versante meridionale assume il carattere di una imponente parete e la montagna nel suo insieme sembra sovrastare le altre cime. Queste sono le ragioni che hanno fatto meritare alla montagna, in realtà non molto elevata. l'appellativo di "Altissimo". Per questa sua evidenza oltre che per l'interesse dato dal suo marmo pregiato, sembra che lo stesso Michelangelo, che fu tra i valorizzatori delle sue cave, avesse concepivo il proposito di scolpire la parete meridionale della montagna in modo che fosse visibile dalla costa. Oggi, percorrere le pendici di questa montagna, è particolarmente affascinante sia per i richiami storici - culturali che essa offre, che per i segni lasciati da secoli d'intensa attività estrattiva.
* * *
Nell'itinerario che proponiamo, abbiamo cercato di sommare a questi motivi d'interesse anche quelli ambientali utilizzando percorsi che si muovono in prevalenza lungo i panoramici crinali della montagna che offrono ampie prospettive in direzione della costa e della catena Apuana. Il percorso, di un certo impegno, soprattutto fisico, prende l'avvio da Seravezza e si svolge lungo le due sponde orografiche della vallata del torrente Serra, dominata dalla imponente mole della montagna. Seguendo i panoramici crinali che dominano la valle, se ne raggiunge la testata, e superando per creste la cima dell'Altissimo, si può raggiungere nuovamente Seravezza percorrendo l'altro fianco della valle.
* * *
Punto di partenza di questo tour,
un po' faticoso è la cittadina di Seravezza che ebbe in passato un ruolo
abbastanza strategico nei domini dei Medici, in quanto al centro di una zona
ricca di giacimenti ferrosi e marmiferi. E' necessario sottolineare che il
dislivello complessivo dell'escursione è abbastanza notevole in quanto
Seravezza si trova praticamente al livello del mare benché incuneata ai piedi
delle montagne.
Una curata mulattiera a tornanti si porta dal lato occidentale del paese sulla
sponda destra orografica della valle, da cui si inizia a godere di uno splendido
panorama in direzione del mare e sulla sottostante piana della Versilia. Si
supera questo tratto pianeggiante tenendosi sul versante in vista del mare,
caratterizzato da una vegetazione di tipo mediterraneo e raggiunti i casolari di
Cerreta S. Nicola (m. 574), in posizione apertissima, ci si porta nuovamente
sullo spartiacque raggiungendo la brulla cima del M. Folgorito (m. 911). E'
questo un punto panoramico di grande interesse, in quanto lo sguardo spazia in
maniera circolare sia verso la costa Tirrenica che verso le propaggini
dell'Altissimo. In direzione della valle del torrente Serra, il crinale
sprofonda in numerosi valloni dall'aspetto selvaggio, lungo i quali durante
l'ultimo conflitto vi furono numerose azioni di guerra fra le forze partigiane e
i tedeschi. Infatti proprio lungo questi crinali passava la "linea
Gotica".
Scavalcata la cima del monte Folgorito, il percorso si tiene per lo più nei
pressi del crinale in ambiente brullo. Si arriva così alle pendici del M.
Carchio (m. 1087) inciso profondamente dalle cave che ne hanno mutato l'aspetto
originario, e aggirandolo sul lato occidentale per "ravaneti", ci si
porta nuovamente sul crinale che si segue superando alcune quote secondarie (m.
1125, 1155, 1107), fino al M. Focoraccia (m, 1149). Benché sia possibile in
questo tratto seguire un sentiero più basso (n.33) sul lato Ovest, è
consigliabile, vista la facilità di orientamento, e prcorrere il crinale, molto
più panoramico. Aggirata la breve parete Nord del M. Focoraccia, in discesa ci
si ricongiunge al sentiero n. 33, attraversando alcune insellature. In questo
tratto di crinale, durante l'ultimo conflitto, si svolgeva un intenso movimento
di civili, che percorrendo tracce di sentiero provenienti dal versante massese,
oltrepassavano la linea gotica per portarsi al sicuro, nella zona liberata dagli
alleati. Anche oggi, da una di queste insellature (il passo della Greppia),
riconoscibile da uno scuro torrione è possibile calare nella valle del Serra
raggiungendo una via "marmifera" che in breve riporta nel fondovalle;
può essere questa una possibilità di accorciare l'itinerario, ritornando in
breve a Seravezza.
Superando un ripido canale erboso contornato da rocce, si giunge quindi al Passo
degli Uncini (m. 1380) dove dopo essersi unita ad un contrafforte proveniente
dal Passo del Vestito, la cresta facendosi più affilata raggiunge la cima del
M. Altissimo (m. 1589). Quest'ultimo tratto può essere seguito tenendosi sul
crinale (con qualche attenzione: passi di I grado), oppure per tracce di
sentiero sul versante Nord. Dalla cima il panorama si allarga in direzione
dell'intera catena apuana e della costa Tirrenica; in basso sono visibili le
vallate di Arni a Nord e di Seravezza verso Sud.
Si inizia a discendere per la cresta Sud - Est, tenendosi per tracce a sinistra
del crinale, incontrando alcune postazioni di guerra e si giunge in breve al
Passo del Vaso Tondo (m. 1450). E' questo un valico alpinistico che mette in
comunicazione la Valle del Serra con la Valle di Arni. Mentre in quest'ultima
direzione la montagna degrada più dolcemente, sul versante seravezzino essa
assume l'aspetto di una parete scoscesa di erbe e di rocce.Da questa parte cala
un sentiero a tratti inciso nella roccia che con percorso aereo e panoramico
conduce fino alla famosa cava della Tacca Bianca da cui si estraeva il marmo
statuario. Percorrere questo tratto può essere una alternativa interessante per
ritornare nella valle del Serra, infatti dalla Tacca Bianca è possibile
raggiungere, per una "marmifera" nuovamente Seravezza.
Occorre dire tuttavia che il percorso richiede molta attenzione in quanto sempre
in esposizione e oggi in stato di abbandono essendo un vecchio sentiero di
cavatori. In compenso, chi si avventuri in questo tratto, potrà prendere atto,
giunto alla Tacca Bianca, delle tecniche di escavazione "in galleria"
e degli aerei percorsi di collegamento (su tavoloni sospesi nel vuoto) tra i
vari punti di escavazione. (Oggi non più percorribili).
Tralasciando questa interessante variante, il percorso principale prosegue lungo
un sentiero a scalini di marmo, fino alla cava delle Cervaiole ben visibile
dalla costa, dove secoli di attività estrattiva hanno modificato la struttura
della montagna.
Attraversando un ambiente suggestivo per le strutture geometriche prodotte dai
tagli di cava, si raggiunge un piazzale da cui si domina la Valle del Giardino e
le Apuane Meridionali. Si inizia a discendere per ripida lizza con l'aiuto di un
cavo d'acciaio e raggiunta la Foce del Giardino s'imbocca un più comodo
sentiero, nel bosco, sulle pendici occidentali del M. Cavallo, che in breve
conduce all'abitato di Azzano, centro di cavatori in posizione panoramica e
soleggiata. Conviene a questo punto percorrere un tratto di rotabile o un
sentiero ad essa parallelo fino alla Pieve Romanica di S. Martino alla Cappella,
risalente al secolo XI, in cui si trova un rosone attribuito a Michelangelo
Buonarroti. Si percorre a questo punto un ultimo tratto che riporta nella valle
del Serra, lungo i tornanti di una antichissima mulattiera che addirittura
proveniva dal Ducato di Modena. Attraversato l'antico nucleo di Fabiano, si
perviene nel fondovalle a Riomagno e quindi a Seravezza.
* * *
Questo itinerario è stato tratto dal libro "Le montagne irripetibili" di Giorgio Perna e Fabrizio Girolami per gentile concessione degli autori.